Lei doveva vincere perché era donna, affascinante, ma soprattutto socialista. I mezzi d’informazione di metà mondo la davano vincente non perché avesse presentato un programma valido, quanto perché dava l’impressione di rappresentare la via nuova del socialismo europeo. Insomma, doveva vincere perché è una bella donna e con stile. Le hanno fatto la corte. Poi, quasi stupiti, hanno scoperto che anche la Royal sapeva essere aggressiva e lo è diventata quando era ufficioso che Sarkozy le avrebbe fregato la sedia di presidente della Repubblica francese. E’ tornata ad essere una di sinistra qualunque: il sociale è argomento nostro, è immorale che se ne occupi un destroso come l’ex ministro degli Interni che non si è vergognato di agire con determinazione durante le rivolte delle banlieu.
Siamo contenti della grande vittoria di Nicolas Sarkozy perché se la merita: lo hanno volgarmente insultato per tutta la campagna elettorale, è stato ghettizzato per il suo operato da ministro e i mass media lo schedavano come quello che brandisce il manganello. Lui ha usato l’intelligenza e la bravura, la furbizia e l’astuzia di chi sa come gestire la così detta res publica. Non la res pubica.
Qui, nell’Italia di provincia, dovremmo levarci in piedi e chiedere le dimissioni di Prodi come fecero con Berlusconi gli esponenti del centro sinistra alle prime proiezioni tre anni fa che davano Kerry vincente contro Bush. Ma la destra ha dimostrato di essere seria, almeno in Francia. Così non faremo pure noi la figura dei balordi. Ma la lezione di Parigi è terrificante, nel senso inglese di terrific, ossia favolosa: non c’è, finalmente, più spazio per i centristi che sballottano i voti sul carro del vincitore di turno, ma il voto è unico e nello stesso tempo comunitario. Ha un indirizzo preciso e guai se imbucasse un altro senso di marcia! Si sono scontrati due cinquantenni che hanno discusso sia sulle idee che sui progetti pragmatici (Sarkozy soprattutto, ed infatti ha vinto). Bayrou è tornato nell’anonimato, dopo che a Roma è stato assunto a modello dal vice presidente Rutelli e da altri politici burocrati.
La politica si fa con la passione e con le idee chiare, con l’intelligenza e con la preparazione culturale che un argomento così alto richiede. Ben fatto, Nicolas: in bocca al lupo e buon lavoro.