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martedì, novembre 27, 2007

Chi mi vuole...

postato da: ringo alle ore 21:52 | link | commenti (1)
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lunedì, novembre 26, 2007

Così semplice, così complicato

 Per favore, qualcuno trovi il tempo di spiegare a Gian Antonio Stella che c’è una profonda differenza tra l’essere stati emigranti italiani in Usa e l’essere immigrati romeni in Italia oggi. Perché non serve a niente snocciolare a pagina 21 del Corriere di oggi cifre che riguardano un capitolo chiuso della nostra storia, raccontando di come vivevano i nostri antenati dalle parti di Ellis Island. La pregiata firma di via Solforino prova a mettere sullo stesso piano due civiltà completamente diverse, due modi di intendere la vita diametralmente opposti: italiani da una parte, rom dall’altra. Noi siamo portati a rispettare le regole, anche quando non ci vanno bene (o meglio, lo eravamo, prima che il progressismo dileguasse il senso di responsabilità individuale). Loro non le sanno recepire. La cosa è molto semplice.
 Così semplice che un supponente come Stella nemmeno ci fa caso. 
postato da: ringo alle ore 15:51 | link | commenti (1)
categorie: politica, giornalismo, attualitĂ 
domenica, novembre 25, 2007

Schegge da Tocqueville Party 2.0

Il mio resoconto qui.
postato da: ringo alle ore 21:01 | link | commenti
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Avviso ai nostri lettori

Ci stiamo per trasferire.

postato da: ringo alle ore 20:36 | link | commenti
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mercoledì, novembre 21, 2007

Se Napolitano esonda

 In Italia il Presidente della Repubblica è simbolo non tanto di unità nazionale (vecchia leggenda costituzionale) quanto di falso moralismo. Le cronache ci inondano con fatti di sangue, gente ammazzata e appartamenti svuotati. Si sente parlare di arresti di bande di delinquenti stranieri e italiani. Dopo l’indulto, per quanto si sforzino gli ipergarantisti di casa nostra, la situazione è ulteriormente peggiorata. In tutto questo baccano, il governo Prodi non ha mai dato segni di vita e il ministro degli Interni Giuliano Amato non fa eccezione.
 Al contrario Giorgio Napolitano si fa sentire, rilanciando il vecchio adagio che i nemici ce li abbiamo in casa, non vengono da fuori. Così i rom si trasformano in pecorelle smarrite alla ricerca del buon pastore, la società, che le conduca all’ovile. Traduzione: noi italiani, con tutti i problemi che ci portiamo appresso, dobbiamo pure insegnare agli immigrati come si vive dalle nostre parti.
 E’ evidente che al Quirinale non fanno i conti tutti i giorni con queste truppe di sbandati che riempiono non più solo le grandi città, ma anche i piccoli centri e lentamente i paesi di campagna. Il loro arrivo ha l’effetto di un uragano che sconvolge tutto attorno, ma a pagarne gli effetti sono solo i cittadini. Perfino le autorità e le istituzioni locali, seguendo alla lettera il pensiero presidenziale, invitano i padroni di casa a rendersi disponibili e ad imparare la buone maniere di accoglienza, perché questi poveri disgraziati non vanno lasciati soli.
 Peccato che siano pochi, se non pochissimi, quelli che si attengono alle regole. La maggior parte degli immigrati pretende da subito quello che nemmeno un comune italiano oggi può permettersi: sicurezza economica e stabilità famigliare. Ma al nostro Presidente la cosa non pare interessare granché: non possiamo farci gli affari nostri, siamo obbligati a prendere a cuore quelli degli altri.
postato da: ringo alle ore 14:54 | link | commenti
categorie: italia, politica, attualitĂ 
lunedì, novembre 19, 2007

Il nuovo partito? Io l'8 settembre scrivevo che...

Qui di seguito trovate la brutta del tema che ho svolto lo scorso 8 settembre per l’esame scritto di ammissione all’Istituto Carlo De Martino di Milano. Rileggendola, tra cantonate e altre errate considerazioni, trovo che quanto sta accadendo in queste ore il sottoscritto lo aveva previsto con due mesi e passa di anticipo. Poi è andata a finire come è andata a finire, ma un po’ me la tiro e andrò in giro a vantare un personalissimo occhio di falco.   
La costituzione di un partito unico nel centrosinistra ha aperto nuovi scenari anche nella Casa delle libertà e ha messo i suoi leader di fronte ad un nuovo problema: come affrontare il prossimo Pd? A questa domanda su aggiunge il ruolo del trascinatore della coalizione di minoranza, Silvio Berlusconi. Si ritirerà della leadership o continuerà a pretendere un posto in prima fila?
 E’ stato lo stesso Cavaliere a dettare i nuovi tempi del centrodestra affidando all’astro nascente Michela Vittoria Brambilla il delicato ruolo di costituire una base territoriale e nazionale attraverso i Circoli della libertà e facendole depositare nome e logo dell’ipotetico Partito delle libertà. Ipotetico e, attualmente, improbabile considerate le posizioni degli altri leader della Casa delle libertà.
 Pierferdinando Casini non pare dell’umore giusto per intraprendere questa avventura. In questo primo scorcio di legislatura l’ex presidente della Camera ha più volte preso le distanze dal resto della coalizione, attirandosi le critiche dei colleghi e le sfuriate di Berlusconi. Pur ricordando che è impensabile un suo passaggio nella maggioranza, Casini è l’uomo di mercato nel campionato politico in corso. Rutelli ha parlato di “alleanza di nuovo conio” per il Pd e l’Udc sembra il reale obiettivo della nuova strategia.
 Anche la Lega di Umberto Bossi ha le idee chiare a riguardo. Il popolo del nord faticherebbe a digerire un totale inglobamento della Lega in un partito unico e questo Berlusconi lo sa, al punto che il suo vice Giulio Tremonti è da sempre impegnato nei colloqui con l’alleato più scalpitante. Dunque un’unica formazione con la Lega al suo interno è davvero improbabile, mentre una federazione ed una comunione di intenti su alcuni temi chiave (sicurezza, fisco e immigrazione) sembrano essere più plausibili.
 A questo punto rimane solo il grande interrogativo di Alleanza Nazionale. Questa estate Gianfranco Fini ha dovuto fare i conti con l’uscita di Storace, esponente dell’anima sociale del partito. I suoi colonnelli non sono più fedeli ed obbedienti come prima e An continua a perdere voti a vantaggio di FI. Forse è per questo motivo che Fini è il più disponibile ad una unione tra i due pilastri del centrodestra. Da una parte metterebbe i suoi di fronte a nuove responsabilità, distogliendoli dalle beghe interne; dall’altra potrebbe presentarsi come il futuro candidato del Pdl. Il rischio di una simile azione è di smarrire l’identità della destra, di quella più conservatrice in special modo. Ciò non toglie che una nuova forma di conservatorismo italiano non possa trovare spazio proprio nel Pdl. La svolta sarkoziana di Tremonti, annunciata durante una lezione alla scuola estiva di Forza Italia, sarebbe di buon gradimento da parte dell’eterno delfino di Almirante. Senza dimenticare che il primo a parlare di partito unico fu proprio Fini.
 E Forza Italia? L’esperienza dei Circoli della Brambilla non piace a Tremonti che teme di essere spodestato dalla sua posizione di capitano in seconda. Bondi le dedica poesie, ma non la invita a Gubbio quando il tema della tre giorni ruota proprio attorno all’identità di Forza Italia. Viene spontaneo pensare che parte del partito berlusconiano non voglia mischiarsi alle altre realtà, siano esse i Circoli o altri gruppi, finiani compresi.
 A questo punto pare che l’unico a volere un cambiamento sia il solo Berlusconi, capace di attirare i consensi che gli occorrono tra gli elettori.
(Anche qui)
postato da: ringo alle ore 22:01 | link | commenti (4)
categorie: politica, berlusconi, centrodestra

Il nuovo partito

 Forte delle otto milioni di firme raccolte in tutta Italia, Silvio Berlusconi ha presentato il Partito del popolo delle libertà questa sera, presentandosi in conferenza stampa con un po’di fiatone. Non più la disinvoltura dei giorni passati, ma con la concentrazione giusta per i momenti che contano davvero. Ha stravolto le carte sul tavolo, cogliendo impreparati alleati e avversari, ha detto chiaro e tondo che, in questo momento, il bipolarismo in Italia non è possibile ed allora ecco che nasce questo nuovo movimento per vedere di combinare qualche cosa. Si dimostra disponibile al dialogo con l’attuale maggioranza, ma non perde di vista il suo reale obiettivo, le elezioni. Promette che il nuovo partito sarà democratico, che alle decisioni parteciperà la base, che è ora di finirla con i parrucconi e i mestieranti di Palazzo che non capiscono le esigenze della popolazione. Lo fa parlando di euro, competitività, fabbisogno energetico, politica sociale e sicurezza.
 Il Cavaliere è in gran forma, si vede che l’aria milanese di piazza San Babila lo ha rigenerato. Ha dichiarato di essere pronto per un giro d’Italia per lanciare il Partito del popolo delle libertà, che lo stesso nome sarà sottoposto al giudizio degli elettori chiamati a scegliere fra questo nome e l’opzione Partito delle libertà. Ha chiarito le posizioni della Lega, da sempre la compagine autonoma del centro-destra. Ha detto che le porte sono spalancate a tutti, riferendosi ad An e Udc, al cui interno Giovanardi ha già fatto sentire la sua voce chiedendo che confluisca nel nuovo progetto.
 Come nel ’93, ma siamo nel 2007. Berlusconi si è rimesso in discussione, è tornato a fare l’elogio della pazzia ed è la cosa che gli riesce meglio. Noi che ci siamo augurati tante cose negli ultimi cinque anni, rimanendo a volte delusi, siamo rimasti anche un po’ spiazzati ora. Non c’è come essere un romantico conservatore al giorno d’oggi. Però forse vale davvero ancora la pena di fidarsi di Silvio.
(Anche qui)
postato da: ringo alle ore 19:23 | link | commenti (5)
categorie: politica, berlusconi, centrodestra
venerdì, novembre 16, 2007

Ora che si fa?

Adesso si può cominciare a ridere amaramente. Lamberto Dini è stato il salvatore della Patria, colui che ha votato la legge finanziaria per “senso di responsabilità”, ma che non ha esitato a prendere le distanze dalla stessa maggioranza di cui fa parte. Il risiko del Senato è questioni di numeri piccoli che fanno una grande differenza. Ed i liberaldemocratici di Dini sono stati il tassello fondamentale per Prodi al fine di rimanere in piedi.
 Ora che si fa? La domanda giunge opportuna, perché lo scontro sulla Finanziaria era trattato come lo sconto per eccellenza, come lo spareggio per non retrocedere o per essere promossi, dipende dai punti di vista. Il primo è quello del centrosinistra, il secondo del centrodestra. Bocciatura rimandata, promozione ancora ben lontana dal realizzarsi. Ora, dunque, che si fa? La campagna acquisti di Berlusconi non è stata vincente, un po’ come capitato al Milan nelle ultime stagioni. Un conto però è perdere il campionato o l’ultimo posto utile per la Champions League; un altro è perdere il controllo della situazione parlamentare italiana.
 Casini aveva promesso che questa settimana il governo sarebbe caduto. Lo ha ripetuto un paio di volte a distanza di pochi istanti durante l’intervento a Montecatini. Berlusconi ha precisato che lui non ha mai parlato di spallate, ma ha lasciato intendere che ci sperava, almeno in una lussazione. Dopo il giovedì thrilling di ieri, la botta se l’è presa proprio il centrodestra.
 “Non possiamo permetterci il lusso di lasciare il Paese a Berlusconi”: si tratta della storica frase con la quale Paolo Centro tagliò corto dopo la crisi dello scorso anno sulla politica estera e lo scivolone in Senato. Ai leader della sinistra italiana non importa che il nostro sistema sia impantanato, loro governano per ripicca, per fare uno sgarbo al Cavaliere. La vendetta è cattiva consigliera quando c’è di mezzo la res publica, ma basta ispezionare il volto (e la formazione) di Romano Prodi per capire che essa rimane l’unico motivo per il quale rimangono aggrappati alla sedia.
 D’altra parte loro sono quelli antropologicamente superiori; loro sono quelli che possono permettersi di dare a noi giovani dei “bamboccioni”; loro sono quelli che vedono in Walter Veltroni, massimo esponente del politically correct (e quindi della superiorità antropologica de sinistra), il nuovo che avanza, evitando accuratamente di indicare una soluzione ai problemi.
 C’è un gran casino in questo casino. Rimangono solo due costanti: nel defunto Polo, l’unico a darsi una mossa è Berlusconi, che per lo meno ci ha provato. Fini oggi rilancia sulla legge elettorale, per quanto da queste parti si ritenga necessaria prima una revisione della costituzione. Casini quando parla non sembra lui, quando agisce torna ad essere se stesso. Gira la voce, infine, che la Lega sia pronta a trattare con la sinistra per le riforme che più le stanno a cuore. Ci auguriamo di no, speriamo che agisca di testa e non solo di istinto. L’altra costante è che questo governo (sai che novità?) non può fare a meno dei voti dei gruppi più estremisti e, allo stesso tempo, di quelli che mal digeriscono comunisti e compagnia bella.
 Insomma, non rimane che attenderli al varco, che Prodi si uccida da solo o per mano dei congiurati veltroniani. Le campagne acquisti non faranno molta strada. Tanto vale iniziare a pensare seriamente alla prossima stagione.
(Lo trovate anche qui)
postato da: ringo alle ore 19:07 | link | commenti (2)
categorie: politica, centrodestra, centro sinistra

Ed io dovrei firmare?

La maggioranza risicata ha vinto la sua sfida al Senato ottenendo l’approvazione della Finanziaria. La spallate non è arrivata, piuttosto è più probabile si tratti di lussazione. Il prode Lamberto Dini, così bravo ad incarnare i vizi da vecchia politica dopo i fatti del ’94, ha replicato e pur facendo intuire che in questo centrosinistra lui non sta bene, ha consegnato il voto suo e dei suoi colleghi. Da parte del centrodestra va segnalata la grande prestazione del senatore azzurro che pare abbia sbagliato a premere il tasto “favore” o “contrario”, facendo un favore al governo.
 Tutto questo nel frenetico giovedì di palazzo. Prodi mangerà il panettone anche quest’anno come l’anno scorso e, mettiamoci davvero il cuore in pace una volta per tutte, la storia si ripeterà finché non sarà il Pd a mangiare lui. D’altra parte, la famosa campagna acquisti del Cavaliere non ha funzionato, in compenso da oggi a venerdì siamo chiamati a firmare per mandare a casa questo esecutivo.
 Tempo perso, sprecato. Tempo da impiegare a fare dell’altro. Magari a ragionare seriamente di politica.
(Lo trovate anche qui)
postato da: ringo alle ore 10:11 | link | commenti (4)
categorie: politica, centrodestra, centro sinistra
giovedì, novembre 15, 2007

Stiamo lavorando per voi

postato da: ringo alle ore 22:47 | link | commenti (2)
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lunedì, novembre 12, 2007

The woman of the year

Image:Woman of the Year VHS.jpg

postato da: ringo alle ore 20:55 | link | commenti
categorie: cinema

Vecchio giocatore

Silvio Berlusconi è un comunicatore così bravo che riesce perfettamente a riciclare i suoi discorsi da un po’ di tempo a questa parte, adeguandoli alle diverse occasioni. Ha trovato la ricetta giusta con la quale condire la platea che lo ascolta e riesce sempre e comunque a strappare applausi.
 Ricordi dei tempi che furono, della nascita di Forza Italia, partito che ha sconvolto l’ambiente politico italiano; pacche sulle spalle ai colleghi di turno per creare il giusto clima familiare; aneddoti sulla vita privata e professionale: in mezzo un po’ di tutto, sempre rivolgendosi al passato, poco al presente. Quasi mai al futuro. Non è un caso che il riferimento alla federazione di centrodestra sia arrivato tardi a Montecatini, quando ormai il più era stato detto.
 Si può presumere che il Cavaliere non sappia cosa inventarsi per ridare vita al centrodestra. Oppure si è davvero rotto le scatole e vive di rendita, come fa un vecchio giocatore che ha poco fiato, ma ottimo senso della posizione.
 Dopo tutto rimane l’unico al quale, oggi come oggi, si possa affidare la Casa delle libertà.
postato da: ringo alle ore 13:34 | link | commenti (2)
categorie: politica, berlusconi, centrodestra
domenica, novembre 11, 2007

Immagini da Montecatini

Tocqueville al lavoro

 

 

 

 

 

In attesa che parli Berlusconi

Imprescindibbbile

 

 

 

 

 

No, così non va bene

Bressan all

 

 

 

 

 

Finge di seguire il convegno, in realtà sta scrivendo una lettera a David Cameron

Blogger dal mondopiccolo

 

 

 

 

 

Intento ad interrogarsi sulla legge elettorale e sulla governabilità

postato da: ringo alle ore 23:06 | link | commenti (20)
categorie: politica, centrodestra, live blogging da montecatini

Live blogging Montecatini: ultimo giorno

Post in continuo aggiornamento

Ore 13:45 "Stiamo lavorando alla federazione".

Ore 13:42 "Non c'è il tempo per una nuova legge elettorale".

Ore 13:40 "Non credo nelle spallate e non ho mai dato scadenze".

Ore 13:35 Bel primo piano su Laura Ravetto. Berlusconi passa al tema della sicurezza.

Ore 13:30 Berlusconi torna sulla questione dei brogli elettorali e rivolge l'attenzione all'attuale maggioranza di centrosinistra.

Ore 13:20 Parla male delle sigarette. Esco a fumarne una con Andrea. Torno e sento la barzelletta sull'aereo che precipita. Poi passa a Leo Longanesi, giò citato precedentemente da Dell'Utri.

Ore 13:15 Ancora ripasso sulla nascita di Forza Italia e sulle difficoltà affrontate. Cifre su perquisizioni della finanza e udienze. Parentesi sulla mamma: "Sono contraria (alla fondazione di FI), ma vedo che sei convinto e se non lo fai, non sei più mio figlio!".

Ore 13:05 Ripassino di storia con la rivisitazione della conferenza di Yalta. Poi di nuovo il capitolo dedicato alla occupazione dei posti chiave da parte della sinistra. Annuncia la creazione dell'Alta scuola della libertà e di pensiero liberale. Tony Blair tra i docenti. David Cameron no.

Ore 12:55 Rimane da solo. La scena è tutta sua ormai. "Quando seppi da piccolo cosa era il comunismo, ne rimasi angosciato". I primi dieci minuti sono l'ennesimo amarcord.

Ore 12:35 Finalmente sale sul palco Silvio Berlusconi che immediatamente rassicura sulle sue condizioni di salute. Berlusconi si dice contento di essere in mezzo ai suoi coetanei rivolgendosi ai giovani (a dirla tutta, già sentita alla consegna dei diplomi della Summer school di alta formazione politica). Ringraziamento a Dell'Utri per quello che fece per la nascita di Forza Italia.

Poi passa alla vicenda dello stalliere. Per sdrammatizzare, apre una parentesi riferendosi alla moglie e a don Rossi, prete di famiglia. La regia stacca sulla mano di Berlusconi appoggiata sulla spalla di Dell'Utri. Veronica: "Don Rossi, le donne hanno un'anima?" Don Rossi: "Un'anima? Insomma, una specie di anima!".

Torna serio e si inalbera per le accuse che i giudici hanno rivolto a Dell'Utri: "Sono loro quelli che devono essere recuperati alla società". Torna a scherzare passando in rassegna i ragazzi sul palco eletti nel direttivo commentando l'abbigliamento.

Ore 12:15 Il benvenuto di Dell'Utri diffidato dal Cavaliere dall'inviargli una lettera. Al massimo una cartolina. Dell'Utri: "Noi vogliamo essere una componente di Forza Italia, non una corrente". Poi continua ripercorrendo le tappe della nascita di Forza Italia. Sul palco sfilano gli eletti al direttivo nazionale dei Circoli.

Ore 12:05 Gli applausi del Palamadigan mentre vengono trasmesse le riprese di Berlusconi che si appresta ad entrare nel palazzetto accompagnato da Fix you dei Coldplay. Sventolano le bandiere dei Circoli e di Forza Italia. Tutti in piedi a cercare di trovare Berlusconi nella folla. Di nuovo lo spot dei Circoli giusto per scaldare ulteriormente l'ambiente.

Ore 12:00 Va di nuovo in onda lo spot dei Circoli. L'ambiente si gasa, tutti a cercare l'ingresso in grande stile di Berlusconi. Invece rimane Dell'Utri che si diletta recitando Dante.

Ore 11:55 Torna Dell'Utri sul palco: "Sto cazzeggiando in attesa che arrivi Berlusconi". Intanto veniamo a sapere che Forzait.net non ha una sua postazione e va a scrocco.

Ore 11: 40 Dell'Utri invita Schifani a parlare. Grandi applausi quando Schifani attacca il governo che si fa sostenere da chi urla "10-100-1000 Nassirya". "Il bipolarismo è un principio sacrosanto".

Ore 11:20 Inzia l'intervento di Bondi: "Dovete e dobbiamo essere consapevoli che abbiamo grandi responsabilità". "Stato d'animo di preoccupazione nel nostro Paese". "Elettori della sinistra ingannati dopo le elezioni". "Il favore per Berlusconi non nasce solo dal malcontento per il governo Prodi, ma anche per la nuova luce con cui gli italiani guardano alla realtà e ai cinque anni del governo Berlusconi". "Questo governo è finito anche se manca il certificato di morte". "Forse si tratta del governo più nocivo della storia italiana". Bondi poi conferma i brogli alle elezioni. "Avremmo vinto se tutti si fossero comportati come Berlusconi". Bondi chiede l'ora a Dell'Utri perché parlando perde il senso del tempo. "Senza Forza Italia non c'è alcuna prospettiva di cambiamento".

Ore 11:15 Aplogia del ping pong di Marcello Dell'Utri. Poi saluta Cesare Previti con le parole di Winston Churchill: mai, mai, mai... darsi per vinti. Previti: "La chiamata di Marcello mi ha commosso molto". Dell'Utri pronostica le antologie di italiano per le poesie di Sandro Bondi.

Ore 11:10 Incontro di ping pong tra due cinesi di San Donato Milanese. Due palle.

Ps: in riferimento al post di ieri sulla politca delle parole, qui il posto del mio socio Danny scritto ieri mentre da queste parti Casini diceva di mandare a casa il governo Prodi nella settimana che si sta per aprire.

Ore 10:45 Sale sul palco Dell'Utri, che promette di svenire al posto di Berlusconi. "I Circoli non sono un partito, neppure una associazione dove iscriversi per farsi candidare. Noi siamo una vera componente di Forza Italia". Stando a Dell'Utri, hanno votato in 8571.

Arrivati al Palamadigan verso le dieci. Platea ormai piena, tribune che vanno riempiendosi

postato da: ringo alle ore 13:00 | link | commenti (3)
categorie: politica, berlusconi, forza italia, centrodestra

Montecatini: ultimo giorno

In attesa dell'ultima tornata di interventi dal palco del Palamadigan, raccontiamo quello che è successo ieri. Ieri è successo che abbiamo incontrato Cristina, Andrea e Francesco. Cena assieme, buona mangiata, bella bevuta all'insegna della go-ver-na-bi-li-tà. Tre persone splendide alla quali si è aggiunto poi Simone. E allora tutto è degenerato.
postato da: ringo alle ore 10:13 | link | commenti
categorie: politica, centrodestra, live blogging da montecatini
sabato, novembre 10, 2007

La politica delle parole

  Non è quella che apprezziamo particolarmente. Siamo romantici e siamo conservatori, ma siamo pur sempre convinti che sgobbare è l'unico modo per tirare avanti nella vita. Certo la politica è fatta di parole, è l'arte oratoriale del leader che sale sul palco e cerca di strappare gli applausi della platea, come ha ben saputo fare Pierferdinando Casini questa mattina.

  Ma la politica è anche, o forse soprattutto, andare oltre i convegni e saper fare le cose giuste al momento giusto. Lo sappiamo tutti, ma basta poco ribadirlo: la politica di casa nostra ormai è progettata per tirare a campare, in modo particolare in questi ultimi tempi. Le cose serie le fanno da un'altra parte.

  In questi due giorni di incontri a Montecatini si sono susseguiti buoni propositi e vecche convinzioni che "così non si può andre avanti", "di questo passo l'Italia continuerà a perdere", "dobbiamo darci da fare immediatamente per il nostro futuro".

  Abbiamo incontrato gente che si danna l'anima per organizzare al meglio le cose. Giovani che davvero si appassionano alla politica e a tutto quello che ruota attorno. Ma il fatto principale rimane che i leader di questi giovani ormai vanno ripetendo le stesse cose da troppo tempo.

  Cambiare le regole del gioco in Italia è difficile. Esistono ostacoli insormontabili. Facciamo un esempio? Le corporazioni: per abolirle non basterebbero le liberalizzazione, ma una manovra economica anarchica, se mi passate il termine. Le ruggini di questo hanno attecchito in ogni parte. E la politica è impregnata di ruggine.

  Per fare grandi riforme occorrono i grandi numeri. E la soluzione prospettata oggi è stata quella del proporzionale alla tedesca. Mai che qualcuno avanzi l'idea di un modello all'italiana. Rincorriamo gli altri stati, segno indistinguibile che siamo fermi da molto tempo.

  La sensazione è che questa politica delle parole incorra nella trappola del sconfessare se stessa. A quel punto, dopo le belle frasi dei convegni, che cosa rimane?

postato da: ringo alle ore 18:54 | link | commenti (1)
categorie: politica, live blogging da montecatini

Biagi e i conti con il passato

La lettera a firma di Marcello Staglieno, pubblicata oggi a pagina 11 di Libero, non ci fa ricredere sulle scuse fatte ai nostri lettori per aver colpevolmente attribuito ad Enzo Biagi l’assenza al funerale di Giovannino Guareschi, ma almeno ci dà la possibilità di ribadire che il più grande giornalista italiano è morto nel 1968.
 Nel ripercorrere brevemente la storia del cronista emiliano, Staglieno riporta a galla alcuni vecchi articoli firmati da Biagi negli anni ’40 e pubblicati su riviste spiccatamente fasciste. Nulla da ridire sul fatto che Biagi scrivesse sull’Assalto o su Primato, rivista diretta da Bottai. Lui era uno dei tanti. Ma c’era in quegli anni un suo collega, quel Guareschi allora in trasferta milanese che faceva umorismo sul Bertoldo e che finì nel mattatoio dell’8 settembre, rifiutandosi di collaborare con i tedeschi e prendendo la strada per l’internamento militare in Polonia. Tutto questo ben prima che Biagi, nel marzo del 1944, si unisse alle forze partigiane della Brigata Legnano.
  Il riciclo è un’abilità tipica degli italiani che ai grandi riesce sempre meglio. La stessa cosa dicasi per il defunto e compianto maestro Enzo Biagi.
postato da: ringo alle ore 18:41 | link | commenti
categorie: giovannino guareschi, i conti con la storia

Montecatini giorno 2

Post in aggiornamento continuo.

Ore 12:35: Pierferdinando Casini accolto sul palco con sottofondo gli U2: "Mi piace parlare con la base e mi onoro di essere un grande amico di Marcello Dell'Utri, uomo intelligente, leale e di grandissima cultura". "Sono preoccupato perché questo Paese non sta andando in B, ma in C. Stiamo perdendo punti in modo enorme!". "Ragazzi, la politica non è soltanto una professione, ma la si fa se sorretti da valori reali in cui si crede: in questo Paese non abbiamo più l'orgoglio per difendere la nostra identità".

Sui valori. "La Chiesa italiana svolge una attività importantissima là dove la politica è assente". "La cittadinanza è il senso di orgoglio di appartenenza ad una comunità". " Una classe dirigente che non vuole il Crocifisso è una classe dirigente che non conosce il valore della nostra storia. Difendere l'identità cristiana dell'Italia significa difendere noi stessi". "ll Parlamento che abbiamo presieduto si è posto la questione antropologica". Grandi applausi, anche da me ed il vicino di banco.

Sulla modernità. "Non c'è più selezione. L'università italiana è diventata un grande liceo. Tante università che finiscono per essere svalutate". "La mia figlia che va all'asilo già ride delle dichiarazioni di Pecoraro Scanio". "L'Italia ha un ritardo che sta diventando straordinario rispetto agli altri Paesi". "Di Pietro sembra di venire dalla Luna: fa parte del governo del Paese, non può continuare a criticare". "Sulla sicurezza, Prodi ha scelto la poltrona". "Dobbiamo partire dai temi veri perché così si troveranno motivazioni vere".

Sulla legge elettorale. "Sono sempre stato un sostenitore del bipolarismo. Ma oggi abbiamo una coalizione ricattata dai gruppi estremi. Con questo bipolarismo creiamo due grandi armate che vengono condizionate dalle ali estreme. Ecco perché sono un sostenitore del proporzionale alla tedesca". "Sistema tedesco per creare una alternanza democratica". "Tutte le nostre energie devono essere indirizzate a mandare a casa il governo Prodi in questa settimana. E per farlo i senatori non devono tardare in bagno". "Noi vogliamo vincere perché l'Italia ha bisogno di una alternativa vera!". Ed è standing ovation.

Ore 12:25: mentre Bressan si spaccia per massimo conoscitore di cose cameroniane, prende la parola Elio Vito. Confermo la presenza di David Cameron dietro le quinte: mi ha fregato l'iPod per la sua corsetta quotidiana. Belli i primi piani sulle belle ragazze in platea.

Ore 12:05: sale sul palco Roberto Castelli: "Tradurre buon governo in fatti amministrativi". "Difficle per i ministri lavorare con queste leggi. Macchina burocratica con la quale ci siamo scontrati". "Controlli della Corte dei conti che ostacola gli atti dei ministri".

Ore 12:00: Simone Bressan in merito a David Cameron: "Tranquillo, vinciamo perché è il numero uno". Nel frattempo Gianpiero Samorì, vice presidente del Circolo del Buon Governo, lancia la presenza di Dell'Utri nel prossimo governo di centrodestra. "Taglio delle imposte; doverosità del loro pagamento; finalizzazione corretta delle imposte". "Ecologia: rendere compatibile il nostro sistema capitalistico con le risorse della natura. Aberrante lasciarla alle cure di Pecoraro Scanio". Elogio della cultura agricola che ha salvato nel passato il Paese.

Ore 11:55: Brunetta inciampa mentre scende dal palco. E io me lo perdo perché Simone mi frega continuamente il computer.

Ore 11:40: dopo l'intervento di Giuseppe De Rita, presidente del Censis (che non abbiamo seguito perché il computer si è impuntato, ma il cui riassunto lo trovate qui) è il turno di Renato Brunetta che parla di "droga inflazionistica" nella gestione della società italiana, condannando il Paese ad un declino per mancanza di riforme strutturali e di efficienza. "L'Europa ci bacchetta, ci dice di fare le riforme e noi non facciamo le riforme". "La nostra politica ha bisogno di securitas, la ricetta non è quella di Veltroni: occorre il corretto funzionamento delle istituzioni. Se vogliamo tornare a governare, dovremo essere produttori di securitas".

Ore 11:25: comincia finalmente il secondo giorno del Convegno. Nell'attesa abbiamo apprezzato la colonna sonora dell'evento. Ed in particolare Have a nice day degli Stereophonics.

postato da: ringo alle ore 13:03 | link | commenti (3)
categorie: politica, centro sinistra, live blogging da montecatini

Montecatini 07: l'intervento di Carlo Taormina

E’ un Carlo Taormina tutto all’attacco quello che si presenta come Vice Presidente al convegno. Parla di tutto e di tutti: “Noi non rappresentiamo solo la fascia di società che arriva alla quarta settimana del mese, ma anche quella che fatica arrivare alla terza”.
 Si rivolge ai giovani, ringraziandoli per il loro sacrificio e la loro iniziativa: “Lavorano per la loro sorte, perché a loro va passato il testimone appena saranno pronti per essere la prossima classe dirigente”.
 Non usa mezzi termini con i Circoli della libertà della Brambilla: “I Circoli di Marcello Dell’Utri non temono confronti. Bisogna diffidare delle imitazioni. Noi siamo nati tanti anni fa per unire, non per contrastare, ma per essere in armonia con tutti. L’idea del ’99 di Dell’Utri si è rivelata talmente bella che Berlusconi l’ha rubata, ma non ottenendo lo stesso risultato”.
 Affronta il tema dell’antipolitica: “Ci sono due forme di antipolitica. Quella di Grillo, distruttiva. E quella buona, che sintetizza le esigenze della popolazione trasversalmente, come hanno saputo fare i Circoli del buon governo. I Circoli sono un modo per incanalare l’antipolitica buona e noi vogliamo conservare la trasversalità. E con essa dobbiamo conservare anche la condizione estranea rispetto ai partiti”. Noi non siamo un circolo partitico, ma gli stiamo appresso, tradotto in poche parole, mentre i Circoli della libertà “si stanno trasformando sempre più in un partito, senza quella trasversalità che ci contraddistingue”.
 D’altra parte, continua Taormina, “è necessario stringere i rapporti tra i Circoli e i partiti del centrodestra”, chiamati a fornire garanzie e sicurezza. La collaborazione con i partiti è destinata, inevitabilmente, a mandare a casa il governo Prodi per ridare al Paese il prestigio conquistato con Berlusconi.
 E conclude senza esitazioni: “I Circoli, con questo convegno, diventano supporto del centrodestra”.
 
Dietro le quinte
 Se è vero, come ha riportato ieri Libero, che Silvio si sente solo perché mentre lui lavora per mandare a casa Prodi, gli altri del centrodestra trattano con la maggioranza, ora si ritrova con altri grattacapi. Dei quali, probabilmente, non si cura nemmeno troppo, ma il discorso di Taormina di ieri a Montecatini e l’aria che si respirava aftermath lasciano un segno nel popolo di Forza Italia. Girando tra i tavoli dell’hotel che ospita il sottoscritto, qualcuno non si trattiene dal dire che non ha ascoltato il discorso di Taormina, ma che l’ha addirittura sognato. E dato che i riferimenti all’esperienza della Brambilla non sono stati troppo gentili, ecco che alcuni che aderiscono ai Circoli della libertà si sono ritrovati completamente spiazzati. C’è aria di competizione, di corsa sulla cima della collina. E il primo che ci arriva si augura di piantare la bandiera della leadership in Forza Italia.
 Il che rende tutto molto intrigante se visto da fuori. Il Cavaliere parrebbe voler lasciare lo scranno, anche se si tratta sino ad ora di una sensazione, per quanto forte. Il centrodestra non ha ancora deciso come presentarsi alle prossime elezioni, navigando tra le proposte di federazione e di partito unico. Eppure tutto attorno c’è un fermento tale che potrebbe aiutare a trovare la direzione giusta o a ritardare ulteriormente i piani di Berlusconi. Da Montecatini è giunta una sorta di investitura a Dell’Utri, ieri assente perché impegnato in Senato. Ma gli altri hanno parlato per lui.
 Tanti galli in un pollaio. Così sembra Forza Italia oggi. Anche se i Circoli del buon governo si dicono trasversali e non partitici, è impensabile immaginarli scostati del tutto da FI. Non ci vuole una predisposizione particolare per intuire che qui si accumula.
 Come le mettiamo, ad esempio, con il Partito della libertà? La Brambilla ne è il prestanome, Berlusconi l’architetto. Se il progetto diventasse realtà, che atteggiamento adotteranno i Circoli del buon governo di fronte ad uno scenario che è nato per volontà del leader azzurro attraverso i Circoli della Brambilla, quelli partitici e senza trasversalità, per dirla alla Taormina?
 Rimaniamo in attesa di risposte che, difficilmente, arriveranno dall’intervento di domani di Berlusconi.
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venerdì, novembre 09, 2007

Montecatini: il benvenuto del sindaco e di Denis Verdini

Ettori Severi, sindaco di Montecatini, ha aperto ufficialmente il Convegno rivolgendo un ringraziamento ai ragazzi dei Circoli che ritrovano per fare della politica contro quella classe dirigente che nel 1968 faceva le barricate e che oggi guida male il Paese.

Denis Verdini, coordinatore regionale di Forza Italia, ha definito la sinistra una compagine incapace di governare perché non è d'accordo su niente, sostenendo così l'idea dell'antipolitica attraverso i grandi mezzi di comunicazione come il Corriere della sera e il sostengo di Luca Cordero di Montezemolo per creare un sistema senza partiti. "Ma quando si tengono manifestazioni come queste, all'interno del centrodestra, si dimostra il contrario". Verdini ha continuato affermando che è importante non farsi ingannare dalla spinta populistica che è partita da Tangentopoli e ha spostato la politica dai partiti alle istituzioni. Così ai giovani che si prestano volontariamente alla politica va dato il merito di provare a spostare la gente verso valori "diversi da quelli che la storia ha condannato".

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